Campo Gravitazionale
Tecnica
Acrilico ad aerografo su tavola
Dimensioni
26×59 cm
Anno
2025
A Proposito dell’Opera
Una distorsione che nasce dal paesaggio
In Campo Gravitazionale esploro un’idea che mi accompagna da tempo: la sensazione che lo spazio, anche quando appare familiare, possa improvvisamente piegarsi sotto il peso di forze che non vediamo.
Come in altre mie opere dedicate alla percezione del tempo e delle geometrie (ad esempio Aeon) anche qui cerco di mettere in discussione la stabilità del mondo visibile.
Il paesaggio che dipingo non è una semplice collina: è un organismo che si curva, si torce e si lascia attirare verso un centro oscuro, come se fosse attraversato da un’energia che non è possibile localizzare ma che si avverte ovunque.
Il dialogo tra cielo e materia
Il cielo notturno, con le sue nuvole illuminate da una luce fredda e le stelle che emergono nelle zone più limpide, rappresenta per me la dimensione del possibile: tutto ciò che si trova oltre ciò che conosciamo.
Il terreno, invece, incarna la realtà che ci sostiene — e che tuttavia può vacillare, cambiare forma, diventare altro.
Quando lavoro con l’aerografo, come in questo caso, cerco proprio questo: far emergere transizioni morbide, quasi iperrealistiche, che però destabilizzano lo sguardo. La superficie curva della terra diventa così una sorta di onda gravitazionale che si apre verso un abisso silenzioso.
Un paesaggio vivo e inquieto
Al centro dell’avvallamento ho lasciato emergere una vegetazione scura, compatta e irregolare.
Mi piace pensarla come un cuore silenzioso, un punto in cui la natura sembra respirare.
Le fasce luminose che scorrono lungo la cavità (con quei toni dorati e caldi) suggeriscono un flusso, una soglia energetica tra il dentro e il fuori, tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto.
Questa opera continua la mia ricerca sulla trasformazione dei luoghi, iniziata già in lavori precedenti raccolti nella sezione Arte & Scienza, dove indago paesaggi reali e immaginari come fossero stati modificati da leggi fisiche alternative.
Cosa mi interessa raccontare
- Che lo spazio non è mai neutro: ogni luogo porta con sé forze, tensioni, memorie.
- Che la realtà può essere osservata come se fosse flessibile: basta cambiare prospettiva.
- Che ciò che percepiamo come solido può improvvisamente diventare instabile: e proprio in quell’instabilità nasce la poesia visiva.
Una porta verso l’ignoto
Quando guardo Campo Gravitazionale, ho la sensazione che la scena continui oltre i bordi del dipinto. Come se il paesaggio non si limitasse alla tavola, ma proseguisse verso un luogo che possiamo solo intuire.
Ed è proprio questo che mi interessa condividere: un invito a osservare il mondo come se fosse sempre sul punto di rivelare qualcosa.
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